mercoledì 16 novembre 2016

L'imprenditore: qualcuno che si è fatto da solo. A volte sembra che si sia fatto da poco.

A tratti, nel corso della sua breve e farsesca esistenza, Nerino Lanucci è stato anche punto da quella bovaristica vaghezza del successo e del far da sé senza l'aiuto di nessuno che sono il vero (e stolto) banco di prova dell'imprenditore tessile campese. Lungi da lui l'idea di fondare un'azienda e di occuparsene in concreto; il suo concetto di impresa era: si prende un magazzino in affitto, si stanziano due palanche rastrellando personale tra amici, parenti e sottopagati assortiti e si vede come va. L'importante era che non mancassero compagnia femminile e serate in locali costosi, il resto non era affare che lo riguardasse.
Un giorno qualunque di una decina d'anni prima della sua illacrimata scomparsa, Nerino Lanucci ebbe una lunga e confidenziale conversazione con l'elegante Galeazzo Fabrizi, di cui era amicone da un secolo e che in quel periodo si presentava in ditta in completi antracite o grigio pirla che non stonavano affatto con la poltrona dirigenziale che si era fatto assegnare a quarant'anni appena compiuti. Qualche giorno dopo Galeazzo annunciò che abbandonava Bellestoffe Group per "affrontare altre sfide professionali", come dicono sempre i licenziati con disonore e gli incoscienti talmente egoriferiti da non riuscire assolutamente a percepire l'odore della mensa dei poveri cui si stanno dirigendo di gran carriera (appunto) grazie alle proprie stesse scelte.
Sul perché del repentino abbandono della nostra felice famigliola da parte di Galeazzo circolarono solo mezze parole e qualche sorriso da gioconda leonardesca, un po' come succede quando qualche fanciulla in fiore sparisce dalla circolazione perché ha deciso di imprimere una svolta radicale alla propria vita, svolta radicale che di solito consiste nel farsi mettere incinta dal primo che passa.
L'esempio è calzante. Dopo aver vagheggiato chissà quale raggelante casetta in Canadà le fanciulle in fiore in capo a dieci mesi al massimo si ritrovano triplicate di peso e dimensioni a mandare avanti casa da sole e ad ingrossare le statistiche sulle ragazze madri; in ancor meno tempo Galeazzo si ritrovò zeroplicato di quattrini e portafoglio, in mezzo di strada e ad ingrossare le statistiche sugli incapienti. Dopo aver fatto anche lui chissà quali castelli in aria.
In meno di un anno si ripresentò, coda tra le gambe, in Bellestoffe Group mendicando uno strapuntino, uno sgabello, un piatto di sbobba purché fosse. La poltrona dirigenziale era finita in chissà quale ripostiglio. Via i completi da imprenditore di successo, cominciò a sfoggiare una serie molto limitata di vecchie tute da ginnastica lise e stinte.
La brillante iniziativa di Nerino gli era costata, letteralmente, anche i vestiti.
Cos'era successo?
Era successo che Nerino aveva deciso di aprire una ditta di confezioni, vale a dire di abiti finiti, in una strada non troppo distante dalla sede di Bellestoffe Group. L'aveva chiamata Genoveffa C., probabilmente in onore di qualche sciacquetta che era riuscito a conquistare con i soliti sistemi.
Una di quelle che ora si sono modernizzate e si fanno chiamare fashion blogger o wedding planner o magari dog sitter se proprio sono alle loro prime depilazioni, tanto per capirci.
Naturalmente la Genoveffa C. si era rivelata fin da subito una voragine mangiasoldi.
Era equipaggiata in tutto e per tutto con un paio di macchine del tipo "taglia-e-cuci" capeggiate da una stilista fuori dal giro da anni e mandate avanti da Immacolata Redentori, la cognata di Nerino anche lei sparita velocemente dalla Bellestoffe Group dietro ad immaginabili sogni di gloria e di camparini tiepidi alla discoteca CiccyPuppy di Vallesecchielli Terme. Il rimanente del personale era rappresentato da Galeazzo, che avrebbe dovuto andare chissà come e chissà dove (e col senno di poi anche chissà perché) in cerca di clienti, e da un'operaia di mezza età a tempo parziale.  
Penetrazione di mercato: zero.
Ordini: zero.
Fatturato: molto meno di zero.
La sciagurata stilista smollò il colpo dopo tre mesi e sparì, seguita sei secondi dopo dall'operaia, che Nerino aveva avuto cura di gonfiare ben bene di invettive e recriminazioni come faceva immancabilmente con chi considerava inferiore per entrate o per classe sociale.
L'alacrità con cui Nerino produceva drop out pieni di motivatissimi risentimenti non mancò certamente di far sentire i propri effetti nel medio termine. Insieme alla disinvoltura con cui tralasciava di onorare gli impegni, il suo particolarissimo modo di rapportarsi con il prossimo fece sì che il personale di Bellestoffe Group dovesse cercare in ogni transazione ed in ogni contesto sociale di non far identificare il gruppo di aziende con la sua persona, pena conseguenze umilianti anche sul piano personale. In più di un caso i tecnici e gli impiegati commerciali erano stati invitati ad abbandonare lavorazioni o stand fieristici una volta appurati i loro legami con il Lanucci, con immaginabili conseguenze e non soltanto in termini di ritorno di immagine.  
Insomma, sparito il personale le taglia e cuci rimasero a prender polvere fino alla scadenza del contratto d'affitto; Nerino aveva trovato qualche altro giocattolo con cui trascorrere le giornate, e si disinteressò completamente della Genoveffa C. e di tutto quello che la riguardava.
Due ore prima della scadenza e temendo le ire di un locatore con cui aveva sicuramente avuto altre occasioni ed altri motivi di attrito -il pagamento di canoni, tariffe e fatture era già all'epoca l'ultimissima delle preoccupazioni di Nerino- il Lanucci telefonò ad un'ora assurda al Melchiorri e gli chiese di occuparsi del trasporto delle macchine. Gaspare saltò praticamente dal letto e andò con un furgoncino ad occuparsi della bisogna. Sul posto trovò Immacolata e Galeazzo: alle prese con due voluminosi gelati, i due non avanzarono nemmeno a livello formale l'offerta di aiutarlo a caricare. Gaspare caricò sudando le taglia e cuci e le riportò bestemmiando abbondantemente nei magazzini di Bellestoffe Tela, dove già all'epoca andavano accumulandosi peccati, scarti, errori di produzione, materiali arrivati da casa del diavolo per via aerea franco fabbrica e mai utilizzati ed altre nefandezze simili.
I veri costi di questo "fare impresa" non li seppe mai nessuno. Galeazzo ripartì con le sue mansioni di impiegato commerciale in Bellestoffe Tela (dopo qualche mese tornò anche in possesso della famosa poltrona), Immacolata sparì verso altri lidi, Nerino riprese ad imbrogliare i soci, a fregare i fornitori e a servirsi generosamente del personale femminile sotto le consuete insegne.
 

giovedì 8 settembre 2016

La fedeltà e la discrezione del personale amministrativo sono essenziali per l'imprenditore di successo

Tra i vari argomenti fin qui affrontati ha spesso trovato posto la trattazione particolareggiata di vari comportamenti il cui assiduo esercizio contribuisce validamente alla distruzione di una ditta tessile; professare un profondo disprezzo per i fornitori, garantire la mancanza di qualsiasi controllo sui costi di produzione, praticare il dileggio di maestranze e collaboratori e gestire il magazzino in una maniera che è eufemistico definire criminale.
Tutto questo, ovviamente, non è sufficiente a garantire il risultato. Un distruttore coscienzioso cercherà dunque di reperire complici in mezzo al personale, pagandone complicità e silenzio e rendendolo compartecipe da ogni punto di vista delle proprie scriteriate scelte. In particolare curerà con solerzia il reparto amministrazione, che più degli altri è per forza di cose a conoscenza di mascalzonate, tresche e furberie di ogni sorta.
Il colpo di fulmine tra Nerino Lanucci e Gianna Patrizi scoccò circa dieci anni prima dei fatti narrati, prima della repentina fine del Lanucci e della successiva scomparsa dell'azienda di cui era stato estroso ed incosciente padrone. All'epoca Nerino già spadroneggiava in Bellestoffe Tela e da tempo era considerato esasperante da molti soci e sinceramente odiato dalle maestranze. I primi avevano già capito di che elemento si trattasse e lo sopportavano perché il mercato tirava senza limiti e quello sembrava capace di vendere i classici frigoriferi agli eschimesi. Le seconde appena potevano davano le dimissioni ed abbandonavano Bellestoffe Tela col suo grottesco omùncolo-immagine e presunto genio commerciale.
Gianna Patrizi invece era un'oscura ma giovane (e sveltissima) impiegata della Datumstoff.
Nerino ebbe la costruttiva idea di portarsela dietro in un viaggio di "lavoro" in Pakistan, che comprendeva una tappa finale alle Seychelles piuttosto curiosa se pensiamo che i principali snodi pakistani sono tranquillamente raggiungibili con rotte ben più brevi e facendo scalo in località molto meno esotiche. Gli ultimi giorni di questo viaggio prolungato per sapiente caso servirono a Nerino per comprare per l'eternità la fedeltà personale di Gianna Patrizi, che da quel momento in poi avrebbe assecondato le sue nequizie e le sue ruberie; date le sue mansioni si sarebbe comportata come una delatrice ideale in ogni circostanza.
Chi ha letto "L'importante nella vita è farsi strada" ha trovato nelle prime righe una sommaria descrizione dell'aspetto fisico e dei comportamenti di Nerino Lanucci ed ha così un'idea di una parte dei compiti che Gianna Patrizi fu lieta di addossarsi, oltre che della loro natura. Insomma, i due finirono subito per abbandonarsi ad aperte fornicazioni sulla spiaggia, in bar e ristoranti in un posto magnifico e lontano da sguardi indiscreti.
O così credevano.
Non avevano messo in conto il fatto che il mondo è piccolo, praticamente un lavandino, e che di questi tempi non si sa mai chi si può incontrare, e dove.
Sfortuna volle che un tale residente in una città non troppo lontana da Campo ed in ottimi rapporti col cognato di Nerino fosse in vacanza proprio da quelle parti. Gaspare Melchiorri apprese divertito della tresca praticamente in diretta, roba che nemmeno le partite di calcio.
Il suo conoscente non omise alcun pornoparticolare.
Nerino e Gianna erano ancora sull'aereo che tutta Campo sapeva della cosa.
Tutta Campo, ovviamente, meno forse la moglie di Nerino, che almeno nel corso dei dieci anni successivi -e si tratta solo delle vicende note a chi scrive- avrebbe avuto a sopportarne anche di peggiori.

Il nuovo ruolo di Gianna Patrizi era senza dubbio ben remunerato, ma anche gravido di responsabilità: consisteva nel tenere d'occhio i consoci e soprattutto nel mascherare ammanchi e ruberie con una faccia tosta imperturbabile. Il rimanente del reparto amministrazione, allora per intero controllato dalla Datumstoff, non le lesinò silenti espressioni di disapprovazione e di biasimo e la marginalizzò abbastanza rapidamente. Le sue assenze pomeridiane del venerdi divennero abituali e solitamente commentate con sorrisetti ed allusioni.
Alcuni anni più tardi la Datumstoff venne chiusa ed il personale assorbito dalle altre ditte del gruppo.
I Padri Fondatori non avevano alcuna intenzione di ritrovarsi nuovamente Gianna Patrizi tra i piedi: ne aveva coperte e combinate troppe ed era l'occasione giusta per congedarla una volta per tutte.
Nerino fu veloce ad offrirle un ruolo nella Bellestoffe Tela; gli altri soci, Padri Fondatori compresi, non poterono far altro che ingoiare il rospo.
Cacciata dalla porta e rientrata dalla finestra, Gianna Patrizi non mancherà di corrispondere, negli anni a venire, la fiducia accordatale.

domenica 7 agosto 2016

Gestire un magazzino tessile: il segreto dell'insuccesso.

La distruzione meditata e metodica di un'impresa non può basarsi soltanto sulla devastazione della rete dei rappresentanti e sulla perdita di qualsiasi fiducia presso gli spedizionieri e presso i fornitori in generale. Devastare il magazzino del prodotto finito è altrettanto sostanziale: una sua pessima gestione faciliterà di molto la rottura dei rapporti con i soci e consentirà al pidocchio salito in gloria che nella vita si è sempre fatto largo a gomitate di rimanere più facilmente solo al comando, finalmente indisturbato a scialacquare con metodo ogni introito.
Alcuni anni fa la Premiata Ditta, allora compartecipata da più soci e denominata Bellestoffe Tela, fu chiamata a traslocare. Era pronto, a qualche chilometro dalla sede originaria, un immenso complesso di due edifici con magazzini sterminati e uffici pieni di marmi e cartongessi (soprattutto cartongessi), ori e princisbecchi (soprattutto princisbecchi).
Tutte queste circostanze hanno un qualche impatto sul turnover del personale. Mentre il sottoscritto imballava e inventariava stampanti, computer ed altri apparati di sua competenza, ebbe dunque ad assistere alla seguente scena.
Un signore entrato da poco nella nostra felice famigliola con il titolo di magazziniere andò tranquillo da Pino Pierini e con fare familiare gli affibbiò una forte pacca sulla schiena: "Sai cosa ti dico? Tu restaci pure, a lavorare qua dentro...!"
Dimissioni, sparizione.
Un breve giro di domande fece emergere una realtà smozzicata ma concreta: "...Eh, che vuoi, lavorare qui in magazzino, se uno non sa come deve comportarsi e pensa di dover fare un lavoro accurato..."
Svariati anni dopo, con la per nulla lagrimata scomparsa del padrone, emerse l'arcano.
O meglio, parte dell'arcano.
Il signor Lanucci aveva cura di scegliere il personale in modo oculato: nessuna obiezione, poche competenze, retribuzione commisurata alle competenze.
Un magazzino tessile, sia detto per chi non ne ha mai visto uno, è costituito da una serie di incastellature e scaffalature; vi predominano le cosiddette "gabbie", recipienti in ferro e truciolato che è facile spostare con i carrelli elevatori. Sparsi sugli scaffali e nelle gabbie ci sono gli articoli commerciati. In questo caso, pezze di tessuto di larghezza variabile tra il metro e quaranta e il metro e ottanta per una lunghezza tra i venti e gli ottanta, ciascuna avvolta su un'anima cilindrica di cartone. Esistono delle macchine imballatrici in grado di avvolgere nella plastica trasparente ogni pezza e di termosaldarne i lembi e le aperture, cosicché una pezza pronta per la spedizione ricorda una grossa caramella.
In ciascuna gabbia possono trovare posto svariate decine di pezze, per un totale di qualche migliaio di metri di prodotto finito.
Una gestione responsabile di un magazzino di prodotto finito, la cui stessa esistenza è la bestia nera di ogni imprenditore tessile perché denuncia la presenza di un invenduto le cui sorti sono potenzialmente incerte, prevede l'enumerazione dei materiali in entrata e dei materiali in uscita e l'inserimento dei dati nel sistema informatico gestionale. In pratica, se entrano in magazzino cinque pezze dell'articolo Steekutsie color verde pistacchio, una consultazione deve restituire cinque pezze con la debita matricola e la debita lunghezza. Quando una certa quantità di articolo Steekutsie verde pistacchio viene venduta, dal magazzino deve uscire la stessa quantità.
Ecco, nella Premiata Ditta questo non sempre succedeva, e non certo per trascuratezza od imperizia.
In magazzino entravano ed uscivano indeterminate quantità di materiali che sfuggivano ad ogni enumerazione e ad ogni controllo, oppure figuravano soltanto in ingresso andando a gonfiare il database di merce inesistente.
Come mai?
Presto detto. Non è che Nerino Lanucci avesse una concezione un po' particolare della collaborazione e della lealtà nei confronti dei soci in affari; semplicemente, non ne aveva alcuna.
I suoi rapporti privilegiati con Solyanka Moskowitz consentivano a Nerino di recepire in via informale da lei un ordine per -diciamo- cento pezze del suddetto Steekutsie verde pistacchio. Solyanka provvedeva a passare alla Premiata Ditta, stavolta formalmente, un ordine per cinquanta pezze, che erano quelle che risultavano su ogni movimento di magazzino e su ogni transazione. Le altre cinquanta, debitamente inviate e spedite con tutte le altre alla volta di Turkmenbashi o di Asghabad, venivano pagate a Nerino brevi manu e Nerino ometteva solitamente di informarne i soci. Il tutto, ovviamente, richideva una pronta complicità anche da parte del personale amministrativo, ed anche in questo caso non esisteva alcun problema perché anche i rapporti di Nerino con Gianna Patrizi erano da sempre improntati alla massima trasparenza, come avremo modo di vedere.
Anni ed anni di fruttuosi affari con la signorina -poi signora, poi signorina di nuovo- Moskowitz permisero a Nerino di incamerare (e di sperperare) cifre considerevoli alle spalle della torma di associati, che stanti quelle che parevano vacche grasse inesauribili lasciarono correre per moltissimo tempo. La farsa giunse al punto che in un anno imprecisato del millennio presente in contabilità figurò un movimento di molte decine di migliaia di euro in favore della signora (o signorina) Moskowitz, privo di qualsiasi giustificativo dal punto di vista del fatturato e delle provvigioni. A fronte di qualche domanda degli altri soci, dettata più da curiosità che da altro, Nerino non fece che stringersi nelle spalle ed asserire che la Solyanka aveva avuto bisogno di soldi e che aveva provveduto lui, con la generosità che gli era propria...

sabato 4 giugno 2016

Premiata Ditta leaks. Anzi, Premiata Ditta sucks!

Nel corso della sua storia, prima come Bellestoffe Tela e poi come Premiata Ditta, la compagine aziendale che qui si addita al pubblico disprezzo nell'essenza del suo padrone e di una certa quota delle sue maestranze ha tenuto fitte relazioni commerciali con mezzo mondo.
Questo ha imposto di stabilire rapporti con un certo numero di rappresentanti tra i quali, soprattutto dopo la fine delle partecipazioni di Bellestoffe Group, c'è stato un turnover eloquente.
Detto altrimenti, i rappresentanti rimettevano il mandato uno dopo l'altro, e non sempre lo facevano con particolare riguardo per l'educazione formale.
L'esempio che segue sarà illuminante anche per i lettori. Del comportamento da tenere presso gli spedizionieri affinché la propria impresa commerciale abbia a soffrirne il più possibile si è già detto. In questo caso ci occupiamo invece degli uffici di rappresentanza.

Ermelindo è rappresentante della Premiata Ditta. Siccome i rappresentanti non vivono d'aria ed anzi sono conosciuti in genere per i disinvolti comportamenti di spesa cui sono soliti indulgere, è normale che gradiscano essere retribuiti e che un anno di ritardo nel pagamento di provvigioni stradovute non venga da loro considerato propriamente un segno di stima.
Ermelindo scrive almeno ogni quindici giorni per sapere quando riceverà i suoi soldi.
Nel pieno del marasma susseguente la non compianta scomparsa del padrone, Gianna Patrizi così gli rispose.
Il maiuscolo -irritante come poche cose quando si riceve una mail- è nell'originale.
BUONGIORNO ERMELINDO!

NON VORREI ESSERE SCORTESE MA ANCHE NOI SIAMO IN ATTESA DI MOLTE RISPOSTE DA PARTE TUA IN MERITO AGLI INCASSI NON RICEVUTI DI LASUORA E BALZIROSSI.

SPERO TU CI DICA QUALCOSA OGGI,

GRAZIE
Lasuora e Balzi Rossi sono -o forse erano- due piccole manifatture che avevano ordinato merci per qualche centinaio di euro.
Ermelindo non vedeva un ghello da non si sa quanto, e il conteggio delle sue provvigioni era andato mese mese ingrossandosi nell'indifferenza di Nerino prima e dell'affranta e disorientata sorella poi.
Ermelindo non l'ha presa troppo bene e ci sarebbe da stupirsi del contrario, visto che per quanto si affannino a garantire colleghi, ex colleghi, amministratrici eccetera aver lavorato portando in giro il nome della Premiata Ditta significa innanzitutto e sopra ogni altra cosa essersi guadagnati sul campo la nomea di appestati a servizio di un grottesco e ripugnante pagliaccio.
Sul fatto che oltre che grottesco e ripugnante il pagliaccio sia anche morto l'alata Fama tende -appunto- a sorvolare.
Sennò cosa ce le ha a fare, le ali?
Torniamo a noi: appena ricevute le due righe su riportate, Ermelindo si è messo alla scrivania e mostrando una lodevole proprietà di linguaggio ed una ancor più lodevole pacatezza di toni ha così risposto a Gianna Patrizi.
A proposito. Il blasone familiare di Gianna potrebbe portare come motto Ablvta tersaqve non vsa videtur, "Lavata e asciugata non sembra adoperata". Il perché di un titolo così poco elegante lo si scoprirà tra non molto.
Ciao Gianna,

La differenza tra quello che chiediamo noi è quello che chiedete voi è molto semplice.
Quello che chiediamo noi è scaduto da molto tempo, quello che chiede voi da pochissimo.
Quindi non rispondere con il pretesto di Balzi Rossi (che è liquidazione come voi) e Lasuora (il cui titolare è fuori per motivi personali). Mi sembra oltremodo scorretto perché abbiamo aspettato per un anno intero, e senza fiatare, che foste voi a pagarci il dovuto.
Tengo a precisare, come Viridiana Lanucci può confermare, che anche se da voi aspettiamo provvigioni sul pagato stiamo in ogni caso mantenendo comunque rapporti con Premiata Ditta che sono improntati alla professionalità, facendovi pervenire ancora oggi ordini che i clienti continuano a passarci e che potremmo tranquillamente evadere altrimenti. Chiediamo come minimo che vi comportiate nello stesso modo nei nostri confronti.
Tengo inoltre a precisare una questione che forse voi avete dimenticato. Il sottoscritto Ermelindo è riuscito a non farvi addebitare alcuna penale dalla Manifatture Dappreso sulla mancata consegna di un'articolo; in quel caso avevate indicato una data di conferma ed una data di consegna, e il tessuto non è mai arrivato. Se questo piccolo particolare vi fosse poco presente ve lo faccio ricordare tranquillamente adesso.
Mi spiace dirtelo, ma stavolta le cose andrannno in modo molto differente perché non ho la minima intenzione di aspettare un anno intero come l'altra volta e procederò fin da subito, se necessario, a tutelare i miei interessi nelle sedi opportune.
Attendiamo il pagamento delle nostre provvigioni entro la prevista chiusura estiva. Le modalità di pagamento invece vogliamo conoscerle fin da subito.

Saluti
Cioè: quindici persone a fare in culo, ditta sbaraccata, una risma di decreti ingiuntivi sulla scrivania e ancora si trova il fiato per tirarsela.
Ma la Repubblica Francese invece che a Mururuoa non potrebbe sistemare i propri ordigni nel centro della città di Campo?
Da dove nasce questa rovinosa certezza che vuole la vita di un campese più importante di quella di un granchio da cocco (Birgus Latro, Lynn.)?

sabato 21 maggio 2016

I tirocini professionali: un'occasione per i giovani, un'occasione per le imprese

Nel 2011 la Premiata Ditta fu espulsa con le brutte da Bellestoffe Group.
Gli ammanchi, la cialtroneria, l'arroganza e la pura e semplice stupidità cattiva che Nerino profondeva in ogni campo dell'attività d'impresa erano stati troppo persino per i consoci che all'indomani dell'ennesima porcata fatta gli avevano sbattuto in faccia le loro quote, ingiungendogli di non azzardarsi mai più sporcare il nome di Bellestoffe e ad arrangiarsi come diavolo gli pareva a partire dal primo gennaio successivo.
Koka Baranidze fu spedita dal Lanucci a comperare fuochi d'artificio e spumantino per solennizzare l'avvenimento: senza la fastidiosa zavorra della pur residuale correttezza e di quel brandello di onestà e concretezza che permettono persino a Campo di tenere a galla le imprese -incarnate dai Padri Fondatori- si apriva per Nerino e per le sue amichette un festoso periodo di gozzoviglie (previsione azzeccata) ed un roseo futuro di successo (previsione errata, se mai azzardata da qualcuno).
Dopo pochi mesi in mano al Lanucci e alle sapienti corpivendole che lo consigliavano la Premiata Ditta perdeva già quattrini alla grandissima, inceppata ad ogni livello dal demenziale comportamento di quel pagliaccio repellente. Iniziò così una elaborata e sordida caccia a qualunque genere di entrata accessoria, e nel 2013 la Premiata Ditta ospitò per alcune settimane quattro tirocinanti delle scuole superiori di Campo: due furono spediti in campionario ad aiutare Koka Baranidze, altri due furono affidati al sottoscritto che li intrattenne per un po' mostrando loro sistemi e pratiche in uso presso la Premiata Ditta e presso Bellestoffe Group.
A Bellestoffe Group non gradirono: che non ci facessimo più vedere, noi e la nostra razza di appestati. 
Dopo tre giorni a stretto contatto con la realtà aziendale e con l'estrosa personalità del Lanucci i quattro ragazzi erano passati dallo stupefatto al basito, per arrivare alla conclusione di avere a che fare con un'organizzazione in cui la produzione di beni e la loro commercializzazione erano le ultime delle preoccupazioni. Al termine del periodo di tirocinio tornarono alla base: i due affidati al sottoscritto un po' meglio in salute dei due affidati a Koka, che aveva finalmente trovato qualcuno in grado di sollevarla dal pericolo di rovinarsi le unghie fresche di onicotecnico e le caviglie inguainate in calzature da trecento euro al paio: i due ragazzi avranno senza dubbio considerato il miscuglio di invettive, disprezzo e lavoro ebete affibbiato loro dalla coppia Lanucci Baranidze come un'esperienza difficile da dimenticare.
Spariti dalla circolazione i quattro, dei tirocinanti non si parlò più fino all'anno successivo.
A tre mesi dall'infarto che lo avrebbe tolto di mezzo Nerino chiese all'Amministrativa Taciturna di occuparsi della cosa e soprattutto del relativo rimborso.
Sorpresa, la Premiata Ditta non era tra quelle cui erano destinati dei tirocinanti.
Niente proprio.
I quattro malcapitati dell'anno precedente avevano parlato nei giusti termini dell'esperienza fatta, e chi di dovere aveva riconosciuto alla Premiata Ditta e soprattutto al suo padrone esattamente il valore che si meritavano e li aveva estromessi tranquillamente dagli elenchi.
Nerino fece un paio di telefonate di cui non è noto il contenuto, ma che difficilmente dev'essere consistito di lodi alla sua persona.
Per qualche giorno inveì più del solito e con ancor meno efficacia del consueto: di rifarsela con l'unico colpevole, che era ovviamente lui stesso, non gli passò neppure per la testa.

I suoi ultimissimi mesi su questa terra conoscevano dunque un altro successo di marketing e di immagine.
Non sarebbe stato l'unico, come avremo modo di vedere. 


sabato 14 maggio 2016

L'importante nella vita è farsi strada

La continua ostentazione di lussi da parvenu rappresenta in molti casi una sorta di rivalsa su una natura matrigna e su un destino da stortignàccoli, cui magari si è riusciti a sottrarsi per il rotto della cuffia. Nerino Lanucci in questo era un caso emblematico con la sua casa mediocre per posizione e costruzione ma strapiena di inutili complementi d'arredo, la sua Saab, la sua Bentley, il suo modo di abbigliarsi improntato ad una costosa ridicolaggine. Se pensiamo che a tutto questo si accompagnavano un modo di fare repellente e l'ostentazione di atteggiamenti, opinioni e valori di cui si sarebbe vergognato un magnaccia con la sifilide si ottiene un quadro d'insieme tale da indurre quanti lo incontravano per strada a cambiare senz'altro marciapiede.
Un giorno lontano, quando ancora di là da venire era il guiderdone strameritato per le oscenità perpetrate un giorno sì e l'altro pure, Nerino Lanucci era arrivato in ditta alla guida di un SUV costosissimo e decisamente fuori misura, considerato il fatto che Nerino era alto un metro e cinquantasei. Una specie di tragedia dell'ergonomia, di cui Nerino non aveva ovviamente tenuto conto alcuno al momento dell'acquisto.
Gli ricordò la cosa invece un suo ex compagno di brigata, di quelli che da ragazzi si ritrovavano nei circoli ricreativi, al bar o all'oratorio e che la vita ora separa ora riunisce a seconda del caso, delle circostanze e delle carriere. Un ex compagno di brigata che di carriera non ne aveva fatta poi molta, campando anzi alla bell'e meglio facendo l'autista di furgoni.
Che a Campo trasportano una cosa soltanto.
Arrivato nel piazzale della Premiata Ditta per consegnare pezze lavorate, questo signore aveva visto Nerino scendere da quella specie di catafalco a quattro ruote e si era rivolto esterrefatto ad uno dei magazzinieri.
"Ma come... Ma è Nerino, quello!? Ma come... Che ci fa lui, qui?!"
"...Eh, è uno dei titolari!"
"Ma chi?! Lui?! Ma se non era capace di fare un cazzo e tutti lo scansavano perché barava a carte tutte le volte... Sai come lo chiamavamo? Vaso lo chiamavamo: come la tazza del cesso!"
Poi era andato a salutarlo: "Vasoooo!!! Quant'era che non ti vedevo! Ma hai fatto soldi, eh?!"
A quel punto aveva ammiccato con fare teatrale alla vetturetta da cui Nerino era sceso, e con altri gesti aveva fatto riferimento alla sua altezza: "Oh, ma come fai per salire e per scendere... Ti porti dietro uno sgabello, vero...?"

Dopo qualche tempo il SUV sparì.
Vaso non doveva aver gradito.
E poi per portare le mazze da golf ci sono anche altri sistemi.

venerdì 6 maggio 2016

La produzione tessile: cura del dettaglio, precisione, competenza.

Quando si è stabilito che i debiti vecchi non i pagano e quelli nuovi si fanno invecchiare è sufficiente attenersi al principio per far sì che un'impresa vada a rotoli in un tempo più o meno breve.
Questo vale essenzialmente per l'aspetto amministativo, finanziario e contabile; accanto a questi, però, le imprese hanno anche un aspetto, un'attività, un reparto produttivo, che andrà diretto con la stessa approssimativa cialtroneria onde assicurare nel più breve tempo possibile il risultato voluto, che non è quello di conseguire un vantaggio economico.

Dunque.
Mettiamo che tu sia un povero demente bambinescamente viziato e che ti abbiano fatto credere che sei un grande imprenditore.
Mettiamo che tu abbia in ditta -e non certo per tuo merito- una squadra che fra tecnici e commerciali è capace di generare introiti per una decina di milioni l'anno.
Mettiamo tu faccia di tutto per farti odiare e disprezzare, riuscendoci all'istante presso metà delle maestranze e dopo qualche anno anche per l'altra metà.
Mettiamo che per questo le maestranze vadano incontro ad un turnover rapidissimo, dove i primi a sparire sono proprio gli individui meglio preparati e maggiormente competenti.
Mettiamo che quanti interrompono in modo più o meno urbano il loro rapporto con la Premiata Ditta vengano sistematicamente sostituiti da scalzacani di varia irrilevanza, scelti col criterio puro e semplice dell'economia di esercizio.
Mettiamo che i grafici del fatturato mostrino di conseguenza la sparizione di Grosso Cliente, di Cespite Importante e di Irrinunciabile Multinazionale.
Mettiamo che tu abbia anche la lodevole abitudine di pagare i fornitori sine die, ché i soldi servono a mantenere un numero sempre crescente di giovani donne poco rispettabili.
Mettiamo che almeno un paio di queste giovani donne poco rispettabili ricoprano in azienda ruoli di una certa rilevanza, e che non manchino di far putrefare il clima organizzativo suscitando la disistima o addirittura l'odio del resto delle maestranze, in considerazione del loro ascendente e della loro propensione alla delazione.
Mettiamo che le maestranze che hanno lo stomaco di reggere tutto questo e che non hanno sbattuto la porta solo perché piegate da famiglie a carico, mutui e madri vedove, riescano miracolosamente a rimediare e a riconquistarsi la fiducia di Irrinunciabile Multinazionale, entusiasta per il tuo articolo Steekutsie al punto di ordinarne cinquantamila metri.
Cosa succede?
Succede che cinquantamila metri sono tanti. Sono cinquanta chilometri, la distanza tra Campo e Castelmendace di Sopra.
Succede che i fornitori di te non vogliono più saperne, sicché ti tocca suddividere la lavorazione in cinque o sei diverse tessiture che hanno cinque o sei o dieci o venti diversi tipi di telaio.
Succede che le pezze tessute rientrano alla spicciolata e che ciascuna partita ha un difetto proprio, o magari anche più di uno.
Succede che i difetti si amplificano e moltiplicano durante la fase di rifinizione, che tu non hai voluto interrompere per non perdere l'ordine, prendendo anche a male parole chi ti diceva che forse sarebbe stato il caso di prendersi un po' di tempo e magari di rivolgersi ad altri fornitori... dopo aver pagato le vecchie pendenze.
Succede che la merce parte di gran carriera alla volta dell'indirizzo di destinazione del cliente, che nel caso specifico è Posto Lontanissimo in Riva all'Atlantico, e che qui si sfragna sanguinosamente su controlli qualità un po' meno elastici dei tuoi che sono elasticissimi perché semplicemente non esistono.
Ed ecco rientrare mestamente in magazzino gabbie e gabbie di articolo Steekutsie, mandate a spese tue a prendere una boccata d'aria buona.
Costo dello scherzetto, euro Non Si Sa Quanti Ma Sicuramente Parecchi.
Sicché per invitare in cavialoteca o in aragosteria una delle giovani donne poco rispettabili di cui sopra, ti tocca rifilare -e di corsa- l'articolo Steekutsie ad un quinto del suo valore, letteralmente al primo che passa.
Al bilancio, ci si penserà un'altra volta.